Italia-Portogallo a Milano: l'intervista ad Alberico Evani

Città Azzurre

giovedì 8 novembre 2018

Italia-Portogallo a Milano: l'intervista ad Alberico Evani

Sabato 17 novembre, alle ore 20.45, gli Azzurri affronteranno il Portogallo, in una gara decisiva per il primato nel girone di UEFA Nations League. Palcoscenico della prestigiosa sfida sarà lo Stadio “Giuseppe Meazza” di S. Siro a Milano, un tempo casa calcistica di Alberico Evani. L’ex centrocampista di Milan e Nazionale, allenatore di diverse selezioni giovanili azzurre e attualmente assistente del Ct Roberto Mancini, ci ha raccontato la “sua” Milano.

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Sei stato uno dei campioni del Milan anni 80’, cosa ti ricordi della Milano di quegli anni?

Sono andato via da casa a quattordici anni, per andare a vivere a Milanello. Milano ha rappresentato una seconda casa. Adesso vivo a Forte dei Marmi, ma ogni volta che ci torno mi viene un po’ di nostalgia. A quell’epoca a dire il vero mi spaventava. Milano a confronto di Massa, dove sono nato, era una metropoli troppo grande, e preferivo vivere fuori dalla città. Poi, dopo essermici trasferito, mi sono pentito di non averlo fatto prima, perché Milano offre tanto ai propri cittadini.

Come vivevi la città, quando non eri in campo? 

Sono sempre stato una persona riservata e tranquilla anche fuori dal campo. Non ero un amante della vita notturna, non mi è mai interessata, e preferivo vivere la città di giorno. Come dicevo prima, gli unici problemi che ho avuto sono stati relativi alle dimensioni. Ricordo che una delle prime volte di ritorno da Milanello, avevo accompagnato a casa un compagno di squadra che abitava a Milano. Al ritorno mi sono perso, e ho dovuto tribolare un pochino per ritrovare la via del ritorno… a quei tempi non c’era ancora il navigatore. 

Com’è cambiata Milano rispetto a quegli anni?

Ci torno spesso per andare a vedere le partite a S. Siro o per incontrare gli amici; e ogni volta la trovo sempre più bella. Ho apprezzato molto i lavori in zona stazione di Porta Garibaldi, dove andavo a scuola. La zona che oggi ospita Piazza Gae Aulenti e il Bosco Verticale è decisamente fiorita

Cosa ti ricordi delle tue prime partite al Meazza?

Ho iniziato a giocarci nel 1981, esordendo nel Milan con Radice, e poi trovando continuità con Galbiati, nelle ultime giornate. S. Siro era emozionante, un’emozione grandissima. Mi ricordo che l’anno successivo, quando giocavamo in Serie B, c’erano comunque 70.000 persone sugli spalti… straordinario.

Sei stato allenatore di diverse selezioni giovanili azzurre, come giudichi il nuovo vivaio calcistico italiano?

Quando sono arrivato, nel 2010, c’era una grande differenza con nazioni come Germania, Francia, Inghilterra o Spagna: i loro vivai erano molto superiori. Adesso, dopo tutto il lavoro fatto con Sacchi, Viscidi e dai club stessi, il gap si è colmato, e abbiamo fatto un grosso passo in avanti. Anche i ranking, prima ci vedevano intorno alla ventesima posizione, ora a ridosso del podio. Oggi in Nazionale A ci sono molti dei ragazzi che hanno fatto con noi tutto il percorso nelle giovanili azzurre, e ciò è molto appagante. 

Quali sono quei giocatori che appagano invece l’Evani tifoso calcistico?

In difesa direi Romagnoli, che è sempre stato un giocatore di personalità e tecnica, ma che, da quando è diventato capitano del Milan, trovo molto responsabilizzato: un leader. A centrocampo mi piace molto Barella, perché sa fare sia la fase offensiva che quella di copertura; è tecnico e dinamico allo stesso tempo, un calciatore moderno con il futuro davanti. Come esterno direi Bernardeschi, che è cresciuto molto da quando era nelle giovanili: è più continuo, e sta sfruttando tutte le sue notevoli potenzialità. Tra gli attaccanti mi piace molto Cutrone, che ha grande fame di arrivare e determinazione. Possiede un fiuto del gol “alla Inzaghi”, sente la porta e, nonostante questa caratteristica, lavora molto anche per la squadra. 

L’Italia affronterà il Portogallo, che partita sarà?

E’ importante provare a ripetere l’ultima prestazione fatta in Polonia. A parte la vittoria, abbiamo giocato una partita propositiva, da padroni del campo e del gioco. Forse il Portogallo è un avversario più forte, ma, proprio per questo, la vittoria sarebbe più prestigiosa. Inoltre, vincere sarebbe importante, sia per il cammino in UEFA Nations League che per il ranking.

Vuoi inviare un messaggio ai tifosi milanesi, in vista di Italia-Portogallo?

Continuate ad affezionarvi alla nostra Nazionale, e seguitela, tanto più in questa fase di rinnovamento. Poi, San Siro è la Scala del calcio, quindi speriamo di potervi offrire un grande spettacolo.

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