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In tanti campi sportivi la parola “ospiti” è solo una targhetta attaccata all’ingresso degli spogliatoi e a fianco di una delle due panchine: una parola svuotata di significato tutte le volte in cui le partite di calcio si trasformano in una corrida dove andando oltre il sano agonismo si arriva a schiumare rabbia e a trasformare gli avversari in nemici. Peccato, perché invece la parola “ospitalità” incarna uno dei valori più importanti e più belli della vita, e nei campi sportivi dove gli ospiti vengono veramente trattati da ospiti una partita di calcio diventa ancor più spettacolare ed emozionante: una lezione di vita per tutti.
Domenica scorsa me ne sono reso conto una volta in più passando un pomeriggio in casa della Carrarese femminile. Le giovani calciatrici, che io conosco bene perché vado con loro due volte al mese in visita alle giovani detenute del carcere minorile di Pontremoli, disputavano sul proprio campo una partita di campionato nel pieno delle vacanze natalizie. Al loro cospetto c’era una delle avversarie più ostiche, ovvero le nerazzurre del Pisa secondo in classifica. Si sapeva già prima di scendere in campo che il dislivello tecnico, fisico e di esperienza a favore delle ragazze pisane era netto.
E il campo ha confermato in pieno i pronostici della vigilia: la Carrarese, che pure è una squadra in crescita e di buon livello, ha incassato 6 gol, e il portiere nerazzurro Vittoria, nel primo tempo si è superata con una serie di paratone, negando alle ragazze in maglia gialloazzurra pure la consolazione del gol della bandiera. Questo è lo sport, che insegna a vincere con lealtà e insegna anche a perdere con onore. Già, perché anche dopo una sconfitta per 6 reti a zero è possibile uscire a testa alta e fra gli applausi di tutti. E’ possibile se riesci a onorare la partita dal primo all’ultimo minuto, lottando su tutti i palloni e affrontando ogni duello individuale con il massimo dell’agonismo, mostrando buone individualità e spirito di squadra al di là delle differenze di valori tecnici.
Perdere fra gli applausi è ancora più possibile se dopo la partita, nonostante il dispiacere e i tanti, troppi calci d’inizio battuti dopo i vari gol subiti, sfoderi la sportività e la signorilità necessarie per invitare le tue avversarie a fare merenda insieme a te. Questo per l’appunto hanno fatto le ragazze della Carrarese, spalleggiate dal loro staff tecnico e dirigenziale. Le ragazze del Pisa hanno sperimentato il bello di sentirsi ospiti. Ma ospiti per davvero: non solo per essere nella colonnina di destra nella lista delle gare in calendario, ma anche e soprattutto per essere destinatarie (subito dopo il fischio finale dell’arbitro) di un incontro postpartita organizzato dalla Carrarese apposta per loro. “Bimbe, venite dietro a noi!”. Ancora con la divisa da gioco e le scarpe coi tacchetti addosso, le giocatrici del Pisa sono state guidate dalle padrone di casa nella sala parrocchiale della chiesa di Nazzano, separata dal campo sportivo da un semplice cancellino.
Qui ad aspettare le giocatrici c’era nientemeno che il vescovo di Carrara, Mons. Mario Vaccari, che con il saio da frate francescano anziché con il clergyman da monsignore ha salutato e fatto i complimenti alle ragazze di entrambe le squadre. Il vescovo Mario non è voluto mancare a questo speciale post-partita di cui era stato informato in anticipo, nel quale le ragazze con la maglia gialloblù, guidate dalla loro trascinatrice Chiara, hanno offerto alle coetanee del Pisa il meglio di quello che avevano.
Non solo un graditissimo rinfresco, ma anche tante parole e tanti racconti relativi all’esperienza che (nell’ambito del progetto educativo della FIGC da me coordinato) le bimbe della Carrarese stanno facendo nel carcere minorile di Pontremoli. Una “merenda impegnata”, insomma, durante la quale le ragazze del Pisa hanno potuto ascoltare testimonianze in prima persona riguardo l’istituto penale minorile: le lunghe procedure per entrare, la durezza del primo impatto all’interno del muro di cinta e delle porte blindate, l’emozione di giocare a calcio con le ragazze detenute e grazie al calcio riuscire a creare con loro un clima di amicizia, fino alle conversazioni con le stesse ragazze del carcere e i relativi insegnamenti. “Le agenti si comportano molto bene, ma è il sistema carcere che non funziona”, spiega Chiara alle giocatrici del Pisa: “Le ragazze detenute passano troppo tempo chiuse in carcere senza possibilità di andare a scuola o di fare sport all’esterno. E’ triste per noi non poter invitare queste ragazze a giocare con noi qui, sul nostro campo sportivo. Solo così potremmo diventare davvero amiche. Speriamo comunque con la nostra presenza di regalargli un po’ di fiducia e di speranza nella società che c’è fuori dal carcere. Anche noi della Carrarese siamo grate a questa esperienza, che ci sta facendo intravedere tutto il buono che c’è in queste ragazze, che sì, hanno fatto reati anche gravi, ma che con noi si stanno mostrando nel loro lato migliore, gentile, socievole, sincero, curioso”. Le ragazze del Pisa applaudono, prendono la parola, si complimentano. Il vescovo Mario dice che dopo aver ascoltato questo racconto farà ancora di più il tifo per la Carrarese.
Nel frattempo arrivano in sala pizzette e schiacciatine. Si mangia, si ride e si fanno foto insieme a squadre mescolate. “Me la fate anche a me una foto con il vescovo?”. Spontaneità, passione, voglia di vivere e di sorridere. Il calcio come dovrebbe essere.
(A cura di Tommaso Giani)


