Appuntamento di prestigio, quello fissato oggi a Palazzo San Macuto, sede periferica della Camera dei Deputati, per un'audizione parlamentare tecnica, dedicata all'attività della Divisione Calcio Paralimpico nei vari territori italiani. L'audizione ha riguardato i lavori della Commissione Parlamentare di inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie, presieduta da Alessandro Battilocchio.

A illustrarla, il responsabile nazionale Giovanni Sacripante, che ha aperto il suo intervento porgendo i saluti - ricambiati dall'onorevole Battilocchio - del presidente della FIGC, Gabriele Gravina, e del presidente della DCP, Franco Carraro.

"Vi ringrazio - ha esordito Sacripante - per l’opportunità di intervenire su un tema centrale come quello della sicurezza e del degrado urbano. Quando parliamo di sicurezza credo sia utile distinguere tra sicurezza percepita e sicurezza sostanziale. La prima si affronta prevalentemente con strumenti di controllo. La seconda si costruisce con la presenza: presenza educativa, presenza istituzionale, presenza comunitaria. È su questo secondo piano che opera la Divisione Calcio Paralimpico. La Divisione non organizza soltanto competizioni sportive, ma coordina a livello nazionale attività calcistiche rivolte a persone con disabilità, in particolare disabilità di tipo cognitivo, relazionale, patologie di tipo psichiatrico, attraverso una rete di società sportive distribuite sul territorio italiano".

"Nelle periferie urbane - ha proseguito Sacripante - la disabilità raramente è un elemento isolato. Spesso si accompagna a fragilità economica, difficoltà occupazionali dei genitori, carenza di reti sociali. Qui il rischio non è solo l’esclusione: è l’invisibilità. Il calcio paralimpico interviene proprio su questo punto: rende visibile ciò che altrimenti resterebbe ai margini. Dove c’è sport organizzato c’è meno isolamento, dove c’è inclusione c’è meno marginalità, dove c’è comunità c’è meno degrado. L’esperienza maturata, anche in collaborazione con il Comitato Italiano Paralimpico, ci consente di individuare tre effetti diretti sulle dinamiche territoriali: la riattivazione di spazi pubblici come i centri sportivi, la riduzione dell'isolamento sociale e il rafforzamento della rete territoriale, tra Comuni, scuole e servizi sociali".

Il tutto tenendo conto di una realtà, quella della DCP, che ha numeri sempre più ragguardevoli, a livello nazionale e internazionale: 300 squadre affiliate, 3400 atlete e atleti coinvolti stabilmente in un'attività che comprende numerosi contesti periferici urbani. "Alla luce dell’esperienza maturata - ha aggiunto Sacripante - riteniamo possano essere valutate tre direttrici: inserire lo sport inclusivo nei programmi di rigenerazione urbana e sicurezza integrata, riconoscendone formalmente il ruolo di presidio sociale, incentivare l’utilizzo sociale degli impianti pubblici nelle periferie, semplificare l’accesso ai fondi per le società sportive che operano con persone con disabilità in contesti fragili, aumentando le risorse e riducendo la complessità amministrativa, riconoscendo nel contempo il ruolo che lo sport inclusivo può svolgere nelle politiche di coesione".

"Il territorio per noi - ha concluso Sacripante - non è un concetto astratto: è la rete di società, impianti, tecnici, famiglie, volontari che rende possibile la pratica sportiva. Se questa rete funziona il sistema cresce, se si indebolisce, si percepisce maggiore insicurezza. Il calcio paralimpico, nelle periferie, è prima di tutto questo: relazione stabile, vera continuativa e riconosciuta. Investire nello sport inclusivo significa investire in coesione sociale così da rafforzare, in modo strutturale e duraturo, la sicurezza e la qualità dei nostri territori. Dove le istituzioni costruiscono comunità, il degrado arretra". Una volta terminato il suo intervento Sacripante ha risposto ad alcune domande formulate da altri componenti della Commissione Parlamentare, presenti in aula o collegati in via telematica.