PHOTO
adidas e FIGC presentano il progetto ‘Scatti d’Azzurro’, un viaggio italiano. Dalle Alpi alle Isole, dalle città ai piccoli borghi, sei fotografi hanno raccontato il nostro Paese e il nostro calcio, unito dal colore unico e inconfondibile dell’azzurro, simbolo della Nazionale.
Questo progetto nasce dalla volontà di adidas e FIGC di celebrare il legame profondo tra l'Italia e il calcio, una passione che trascende gli stadi e le grandi occasioni per entrare nel tessuto stesso del Paese. La maglia azzurra non è solo un simbolo sportivo, ma una vera icona culturale capace di unire generazioni e territori. Attraverso ‘Scatti d’Azzurro’, adidas e FIGC hanno invitato alcuni talentuosi fotografi italiani a raccontare il calcio nei luoghi da cui provengono, esplorando la dimensione più autentica di questo sport nelle loro comunità: tra Palermo e Torino, passando per Venezia e Matera, fino ad Ancona e alla Val Camonica. Il risultato è un omaggio a un Paese che vive di calcio: un racconto fatto di immagini e storie che parlano di passione, identità e condivisione. Un calcio lontano dai riflettori, quello che nasce nei campetti di quartiere, nelle strade, negli spazi reinventati dalla fantasia e persino sui campi innevati o con porte improvvisate.
Per dare voce a questo racconto, i sei fotografi hanno immortalato la maglia Azzurra, carica di storie e tradizioni, nei luoghi più importanti del loro percorso. A seguire, una selezione dei loro scatti, accompagnati dalle parole che meglio descrivono l'essenza dei loro lavori.
Cecilia Palmeri | Venezia
“Le foto sono state scattate tra i patronati di Venezia e i pochi campi dove è ancora concesso giocare a pallone come una volta. Di abitanti a Venezia ne restano molto pochi, ma sono ancora capaci di ritagliarsi un piccolo spazio tra i flussi incessanti di una città sempre più affollata. E così, dopo il suono della campanella, i ragazzi si ritrovano nei campielli, trasformandoli per qualche ora in campi da gioco improvvisati”.


Francesco Freddo | Matera
“La prima cosa che ho fatto è stata prendere la macchina fotografica e tornare a cercare i miei luoghi d’infanzia: le piazze, i campetti sgarrupati, quegli spazi imperfetti dove sono nate amicizie e dove sono stati tirati migliaia di calci a un pallone. Luoghi che non ho mai dimenticato. Con grande sorpresa, dopo anni, ho ritrovato ancora dei ragazzini che giocavano lì. Non è qualcosa di scontato oggi, in un tempo in cui si gioca sempre meno per strada. Eppure, a Matera, qualcosa è rimasto”.


Paola Massarenti | Torino
“Scatti realizzati nei campi di provincia tra Pavarolo, Chieri e Riva presso Chieri, gli stessi in cui io stessa ho iniziato a giocare. Questi scatti raccontano generazioni unite dalla passione per la maglia azzurra: indossandola ogni campo può diventare uno stadio”.


Alessandro Belussi | Brescia / Valle Camonica
“Come in un sogno frammentato ma allo stesso tempo lucido ho provato in queste immagini a dare forma al mio immaginario legato al gioco del calcio. Il gioco che inizia quando ancora non sai chi sei e che ti accompagna nella crescita e che è interiore e legato ai luoghi che hai vissuto. Le piazze e l’oratorio con i compagni di classe delle medie a calciare e cercare il gol più bello immaginando di essere Del Piero. Come sfondo la storia stratifica del mio territorio dal sottosuolo romano di Brescia alle vette della valle Camonica.”


Giuseppe Scianna | Palermo
“Questo lavoro nasce dal seguire il calcio là dove, a Palermo, continua a esistere nella sua forma più vera: per strada. Gli scatti attraversano campi improvvisati e luoghi simbolici della città, dal murales di San Benedetto il Moro nel quartiere Ballarò al campetto dello Zen 2, dai vicoli della vucciria al murales dedicato a Totò Schillaci”.


Lorenzo Bonanni | Jesi (Ancona)
“Le fotografie sono state scattate a Jesi, la mia città natale, il luogo in cui è nata e si è consolidata la mia passione per il calcio. Negli scatti ho cercato di trasmettere i ricordi legati a questo posto, fotografando alcuni dei miei luoghi del cuore. Ricordo la mia adolescenza, le amicizie nate in quegli anni e i pomeriggi passati dietro a un pallone in ogni angolo della città: dai parchi davanti alle scuole medie ai campetti in ghiaia con le reti a brandelli”.




















