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Daniela Sabatino è la giocatrice che ha segnato più gol in Serie A nelle ultime 20 stagioni. Trecentosedici, almeno una per ciascuno degli ultimi 20 campionati. Ecco perché il suo addio al calcio, ufficializzato pochi giorni fa, è l’addio di una giocatrice speciale. La Serie A Women, tramite i suoi canali social e con le parole della giornalista Alessia Tarquinio (che aveva avuto modo di interagire e scherzare con Daniela in una puntata di ‘Casa Tarqui’), ha voluto celebrare Sabatino.
Fregn.
In Abruzzo può voler dire tante cose. Dipende da come lo dici, da dove lo dici e, soprattutto, a chi lo dici. Ma se penso a Daniela Sabatino, alla fine, mi viene in mente proprio questa parola. Perché Daniela è fregn. Nel senso più abruzzese del termine.
Una di quelle persone che in campo non avevano bisogno di troppe presentazioni. Lei arrivava, faceva il suo casino, segnava, rideva, magari mandava pure qualcuno a quel paese – rigorosamente con quell’accento che rende tutto molto più credibile – e poi, quando ti giravi, aveva già fatto esattamente quello che doveva fare.
Non so se anche adesso ha fatto quello che doveva fare ma ha detto basta. Detta così sembra una cosa normale. Una calciatrice smette di giocare, prima o poi succede. Solo che quando si parla di Daniela Sabatino, secondo me, non è così semplice il discorso: Daniela non è stata solamente una calciatrice. È stata una di quelle che il calcio femminile se lo sono preso quando ancora bisognava spiegare perché meritasse di essere guardato, seguito, raccontato. Anzi. Quando si doveva spiegare perché una donna voleva giocare a pallone. Per fortuna lei alle parole ha sempre preferito i fatti: giocava, segnava, giocava di più, faceva piu gol.
Ha segnato con i club, in Nazionale, in campionato, in Champions e se passava per caso su un campetto mentre i bambini giocavano, segnava pure lì. Ha vestito maglie importanti, ha rappresentato l’Italia e ha fatto parte di quella generazione di calciatrici che, mentre prendeva a calci un pallone, contribuiva a cambiare quello che c’era intorno.
Daniela c’è sempre stata.
C’era quando tutto questo mondo era ancora più complicato.
Pero questa cosa sta diventando troppo seria e so già che sta pensando Mo’ basta, avete rotto.
Hai ragione, danie.
Ma almeno adesso non fare la rompiscatole.
Ci mancherai.
Per tanti motivi e perché il calcio ha bisogno di giocatrici forti, si. Di campionesse, di numeri, di gol, di trofei e di statistiche. Ma ha bisogno anche di persone riconoscibili. Di quelle che non sembrano uscite tutte dalla stessa fabbrica, che hanno un modo loro di stare in campo e fuori dal campo, che quando le incontri capisci immediatamente di che sangue sono fatte.
Come Daniela, che ha lasciato il segno senza mai smettere di essere Daniela. Abruzzese fino al midollo, testarda, ironica, generosa, con quella faccia da una che magari ti sta prendendo in giro e tu ancora non hai capito se devi ridere oppure incazzarti.
Fregn, appunto.
E adesso che hai deciso di smettere, il calcio femminile si ritrova con un po’ meno gol e un po’ meno casino.
Ma anche con una carriera che entrerà nella storia.
E questa cosa, Daniela, non puoi contestarla.
Per una volta abbiamo ragione noi.


