Mi chiamo Dario Angelini e sono un terzino dell’Asta Taverne under 17.

Ho iniziato a giocare a calcio a 7 anni, dopo due anni di corso di nuoto che avevano scelto per me i miei genitori. La piscina di Siena dove andavo a prendere lezioni di nuoto era proprio davanti a un campo sportivo dove si ritrovavano a giocare a calcio bambini e ragazzi di tutte le età. Ricordo che mi incantavo a guardare gli allenamenti di quelle squadre giovanili, e la mamma doveva quasi tirarmi via di peso per proseguire fino alla piscina. Mese dopo mese le mie soste sognanti davanti al campo sportivo dell’Acquacalda sulla strada per la piscina diventavano sempre più lunghe e difficili da gestire per i miei genitori, così anche loro alla fine si decisero, e in quel campo sportivo iniziai finalmente a giocare a calcio pure io.

La squadra che si allenava lì ora non esiste più: si chiamava Siena Nord ed era una scuola calcio legata a doppio filo con il settore giovanile del Siena, tant’è che noi bambini di quella squadra giocavamo con le stesse maglie bianconere della squadra principale della nostra città. Sono stati anni pieni di divertimento e di stare insieme, nei quali ho trovato il mio ruolo di difensore che ricopro ancora oggi: fin da subito infatti i miei allenatori avevano capito che più che a portarla, io la palla ero bravo a toglierla agli altri, sfruttando il fisico, il tempismo e la concentrazione in marcatura. Finché a 13 anni, arrivati al primo anno di calcio a 11 nel campo grande, arrivò il momento tanto atteso: il Siena decise quali ragazzini del Siena Nord prendere con sé e quali no, e io fui tra quelli selezionati. All’inizio mi sembrava di sognare. Io che la domenica andavo allo stadio Franchi a vedere il Siena dei grandi in serie C e facendo pure il raccattapalle, proprio io ero stato scelto per giocare nel vivaio della mia squadra del cuore. Ho avuto la possibilità di incontrare squadre prestigiose come Empoli e Fiorentina, e di giocare partite in trasferta in posti lontanissimi, come Olbia, con tanto di viaggio in traghetto con la squadra. Poi però in coincidenza con il fallimento della società del Siena ho deciso di cambiare squadra.

Da tre anni gioco nell’Asta Taverne, la squadra di un paesino alle porte della città che comunque (al di là delle dimensioni piccole) è molto ben organizzato. E il clima qui nella mia squadra di adesso è molto familiare. L’ho capito fin dal mio primo giorno nello spogliatoio di Taverne, aggregato alla squadra dei più grandi. Ora, dopo due anni e mezzo, da ultimo arrivato sono diventato uno dei ragazzi più affezionati all’Asta: ho un carattere empatico e aperto agli altri che mi rende uno dei ragazzi più bravi a incoraggiare i compagni e a fare spogliatoio. In questo campionato provinciale siamo partiti molto forte e domenica mattina sfideremo in casa i nostri coetanei del Siena, una partita che per me come potete capire sarà carica di emozioni.

 

Ma nel frattempo sempre in questa settimana ho vissuto un’altra bella emozione grazie a un progetto della Figc al quale i dirigenti dell’Asta hanno iscritto la nostra squadra. Insieme a un mio compagno di squadra ho partecipato a una cena molto particolare, dentro la sede della sezione Taverne d’Arbia della Misericordia di Siena. Insieme a noi a mangiare c’erano 4 volontari della Misericordia. Prima di metterci a tavola i volontari ci hanno raccontato un po’ di storia dell’associazione, ci hanno fatto vedere le ambulanze con le quali si vanno a soccorrere le persone da portare all’ospedale e anche gli spazi dove i volontari stessi si riposano in attesa della chiamata dalla centrale operativa. Mi ha colpito vedere un ambiente molto domestico, molto più simile a casa mia che alla sede di un’associazione. “Ma a noi piace così”, ci ha raccontato Mirko, un volontario di 23 anni che di lavoro fa l’elettricista: “Per noi ragazzi del paese le notti di volontariato alla Misericordia sono prima di tutto stare insieme. Certo, sappiamo benissimo di fare qualcosa di importante per delle persone che a volte sono in pericolo di vita, però allo stesso tempo stiamo fra amici. E allora fra un soccorso e l’altro ci scappa una pastasciutta a mezzanotte o una partita a biliardo o un film da vedere tutti insieme, sempre con il telefono della Misericordia vicino, per essere pronti in ogni momento a salire tutti sull’ambulanza”.

Edoardo, un altro volontario molto giovane, ci ha raccontato del corso da soccorritore che dura cinque mesi (due sere la settimana) e che serve a ricevere tutte le conoscenze che servono per operare su un’ambulanza. “Anche stasera io, Mirko e Lorenzo andiamo al corso a Siena: ma non come studenti; siamo diventati istruttori”. Carlo invece, che è il veterano di questa Misericordia di paese, ci ha raccontato dei servizi sui generis che di tanto in tanto gli capitano di fare sull’ambulanza, “come quella volta, poche settimane fa, in cui abbiamo regalato a una signora non deambulante un giro nel centro storico di Siena facendo su e giù dal mezzo di soccorso per farla girare in carrozzina in piazza del Campo, nel corso e in piazza del Duomo. E’ stato bello vedere la felicità nei suoi occhi, la abbiamo aiutata a realizzare un sogno”.

Mentre eravamo a tavola insieme e questi volontari ci raccontavano le loro esperienze io mi sono fatto la classica domanda: ma chi glielo fa fare, dopo o prima di una giornata di lavoro, farsi una notte gratis sulle ambulanze in un servizio delicato e difficile? Poi però ho notato la luce nei loro occhi e la risposta me la sono data da solo. Il bello di correre in aiuto di una persona sconosciuta non ha prezzo. E quando questo servizio si fa insieme ai propri amici, allora sì che il tuo altruismo e la tua empatia diventano invincibili.

 

(a cura di Tommaso Giani)