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Mi chiamo Alessandro Bacchi e sono il centravanti del Montopoli under 17. Ho il privilegio di giocare nella squadra del mio paese, letteralmente a pochi passi da casa. In questo campo sportivo ho giocato le mie primissime partitine di calcio a 5. Poi ho fatto esperienze in altre squadre come Castelfranco, Castelfiorentino e Santa Croce. Ma quando, durante l’estate, sono venuto a sapere che nella mia Montopoli i dirigenti si stavano dando da fare per ricreare dopo diversi anni una squadra per i ragazzi della mia età, non ci ho pensato un attimo prima di dire sì. Sono contento di questo ritorno alle origini perché io a Montopoli sono davvero legato.
Rispetto ad altri paesi del Valdarno, Montopoli ha la fortuna di avere la conformazione del borgo collinare che aiuta le persone a conoscersi e a socializzare. Abbiamo la festa medievale a fine settembre che è l’appuntamento clou della nostra vita paesana: io non amo travestirmi come altri miei amici, però la festa me la godo in tutto e per tutto nei panni di spettatore. E poi nella vita quotidiana abbiamo i classici punti di ritrovo per fasce di età: il giardino davanti alle scuole elementari per i bambini accompagnati dalle mamme; il portico fuori dalla chiesa per noi adolescenti, il circolo per i ragazzi più grandi. In un paese piccolo e unito come il nostro si impara a stare insieme anche fra bambini e ragazzi di età molto diverse, perché fare gruppo allargato in un paese con pochi abitanti è quasi una necessità, e in fin dei conti è anche bello. Per questo sono contento a partire da quest’anno di vivere il mio paese anche nell’ambito della mia più grande passione, che è il calcio.
I miei compagni mi chiamano “il cigno” perché come il cigno più famoso del calcio di oggi che è Edwin Dzeko anche io sono uno spilungone bravo nel gioco di sponda e nelle spizzate per far salire la squadra e portare tutti i miei compagni all’attacco intorno a me. Lo sport oltre a darmi tante soddisfazioni, per esempio un secondo posto prestigioso in campionato con la maglia del Castelfiorentino, mi ha insegnato tanto: il valore dell’amicizia e dell’aiuto reciproco, e anche la costanza dell’impegno negli allenamenti che alla fine paga sempre. Tanto del nostro divertimento e del nostro star bene in campo dipende però anche dagli adulti che ci circondano: dai genitori vorrei che si agitassero di meno durante le partite e si godessero la partita con allegria e senza tensione; dagli allenatori vorrei che fossero più attenti a premiare chi si impegna di più negli allenamenti e non solo chi tecnicamente è più forte.
A proposito di adulti intorno a noi, sono contento che la nostra società abbia pensato a noi per partecipare al progetto della FIGC “Non Solo Piedi Buoni” che proprio oggi mi ha visto impegnato con due miei compagni di squadra nell’oratorio della parrocchia di Santa Croce sull’Arno.
La missione di educazione civica che ci è stata affidata dalla Federazione consiste nel dare una mano in alcuni venerdì pomeriggio al diacono Tommaso per accogliere un gruppo di bambini e di ragazzi che arrivano all’oratorio per giocare e per studiare.
I bambini e le bambine che hanno giocato a calcio insieme a noi in giardino pur essendo nati in Italia hanno tutti nomi di origine africana: Khoudia, Nima, Yaya, Wissam… Montopoli è molto vicina a Santa Croce, eppure di bambini di origine straniera da noi ce ne sono pochissimi. Mi ha colpito rendermi conto che invece nel paese più grande del nostro Valdarno ci siano bambini così diversi fra di loro e con radici familiari così diversi dalle mie. Khoudia, per esempio, una delle bambine con cui ho giocato, durante questo primo pomeriggio insieme ci ha raccontato delle sue vacanze estive in Senegal e delle tante differenze di abitudini (giochi, passatempi, shopping, vita in famiglia) che ci sono fra la casa sua a Santa Croce e quella dei suoi nonni in Africa.
Questi bambini grazie alle esperienze che fanno andando a trovare in estate i loro nonni sono una lezione di geografia in carne ed ossa per noi che in Africa non ci siamo mai stati. E poi è stato bello anche quando nella seconda ora insieme abbiamo aperto libri e quaderni e ci siamo messi a studiare. Io sono finito ad aiutare due ragazzi pakistani della nostra età che sono appena arrivati in Italia e non parlano una parola di italiano. Che scherzo del destino, per me che a scuola in italiano sono tutt’altro che una cima, ritrovarmi insegnante di italiano. Fino a ieri non me lo sarei mai immaginato. Eppure quando si tratta di studiare una lingua partendo da zero anche uno come me può avere cose utili da insegnare. Ho scelto di riempire la pagina del quaderno di Ali e Anas di parole italiane corrispondenti a parti del corpo e a vestiti. Indicavo gli oggetti corrispondenti alle parole, e loro scrivevano la traduzione in Urdu sul loro quaderno per non dimenticare, e poi provavamo insieme a leggere le parole in italiano. Ho saputo poi che questi ragazzi sono i figli del kebabbaro di Santa Croce e che quello con noi era il loro primo pomeriggio insieme a ragazzi italiani, da quando sono arrivati nel nostro paese. In attesa di iniziare il nostro campionato domani pomeriggio, sono contento di avere iniziato con i miei compagni questa attività di servizio per il nostro territorio. E’ bello mettere la forza della nostra squadra a disposizione dei bambini e dei ragazzi di origine straniera di Santa Croce: imparare, insegnare, stare insieme, fare villaggio e rendere il nostro Montopoli una squadra ancora più unita.
(a cura di Tommaso Giani)


