PHOTO
Esiste una geografia sentimentale del calcio che comincia molto prima dei grandi palcoscenici. Nasce sui campi di provincia, attraversa lunghi inverni e si alimenta di sogni. E qualche volta porta dalla Svezia alle rive del lago di Como, dove un ragazzo classe 2010 sta imparando a lasciare la propria impronta.
Il suo nome è Zebedee Kennedy e indossa la maglia dell'Under 17 lariana, con la quale ha già messo insieme sei reti in cinque partite nel Girone B. Un bottino che lo proietta in cima alla classifica marcatori dell'intera competizione, accanto al compagno di squadra Achille Cauli, a Mamadou Issa Pamé della Juventus, a Diego Succi, classe 2011, del Cesena e ad Angelo Gobbo della Fiorentina.
Ma i numeri, da soli, raccontano solamente la superficie. Per capire Zebedee bisogna tornare in Svezia, a quando aveva sette anni e il pallone era ancora una promessa senza contorni. Muove i primi passi nel Moffe, società calcistica dedita esclusivamente al settore giovanile, dove rimane fino ai quattordici anni. "Sono cresciuto molto con loro – racconta – perché hanno fatto di tutto per aiutarmi a crescere". Poi il GIF Sundsvall, quindi il Mjällby: tappe di un itinerario nel quale il talento ha imparato a convivere con la disciplina.


Al GIF Sundsvall, soprattutto, arriva una rivelazione: "Giocavo a mente libera – confessa –, un po' come se giocassi a scuola con gli amici". È questa, forse, la fotografia più autentica del suo calcio: essere competitivo senza smarrire il piacere di giocare, l'ambizione senza rinunciare alla spontaneità. Anche perché, prima di diventare un uomo d'area, Zebedee ha ricoperto altri ruoli: "Ho giocato in quasi tutte le posizioni – specifica –, a partire dal portiere".
I suoi riferimenti, poi, raccontano un altro capitolo della sua storia: Cristiano Ronaldo, "per la mentalità e la passione"; Viktor Gyökeres dell'Arsenal, Alexander Isak del Liverpool ed Elliott Karl Stroud dell'Hull City, protagonisti sia con i rispettivi club sia con la Nazionale svedese. Ma il modello più importante è in casa: Bruce, suo padre, e i fratelli Zion, Zera e Zevion, che condividono la sua stessa passione, come se il calcio fosse un linguaggio di famiglia.
"Il mio obiettivo – dice Zebedee – è continuare a segnare, per aiutare la squadra a vincere. Mi piacerebbe crescere e migliorare sotto ogni aspetto: farò del mio meglio, mettendomi a disposizione dello staff e dei compagni".
Sei gol in cinque partite: una statistica che accende la curiosità, ma che non rappresenta una sentenza, perché il talento, specialmente a quest'età, è un cammino da intraprendere, non una destinazione già raggiunta. E Zebedee Kennedy, per il momento, sembra avere un'unica certezza: continuare a correre dietro al pallone, senza perdere quella libertà e quella spensieratezza che lo hanno portato fin qui.
STORIA. Zebedee Kennedy nasce il 24 febbraio 2010 ad Härnösand, capoluogo del comune omonimo, nella contea di Västernorrland, in Svezia, da papà Bruce e mamma Susan. Inizia a giocare a calcio all’età di sette anni nel Moffe BK, per poi passare al GIF Sundsvall nell’estate del 2024, prima di entrare a far parte del vivaio del Mjällby due anni più tardi. Il 25 agosto scorso si trasferisce al Como, con cui, in questa stagione, ha realizzato sei reti in cinque partite nel Girone B del Campionato Nazionale Under 17 Serie A e B, sotto la guida di Salvatore Leotta. La formazione lariana è attualmente prima in classifica con 12 punti, a pari merito con l’Atalanta.


