Esattamente quarantuno anni fa, il 29 maggio del 1985, avvenne la strage dell’Heysel. Il presidente della Fondazione Museo del Calcio, Matteo Marani, ha introdotto questa mattina l’incontro avvenuto nella sala conferenze del museo di Coverciano per ricordare e non dimenticare cosa avvenne in occasione della finale di Coppa dei Campioni tra Liverpool e Juventus. Ad ascoltare il racconto, in rigoroso e attento silenzio, i ragazzi delle classi prime dell’istituto alberghiero ‘Saffi’ di Firenze’. “Siamo qui – ha ricordato in apertura Matteo Marani – perché come anno ricordiamo quella che doveva essere una giornata di festa e che invece vide la morte di trentanove persone”.

“Il mio ringraziamento va al Museo del Calcio, perché per la nostra associazione questo è un appuntamento a cui teniamo in maniera particolare” ha commentato il presidente dell’Associazione fra i familiari delle vittime dell’Heysel, Andrea Lorentini, che poi ha continuato rivolgendosi alla platea degli studenti: “Oggi ho voluto fortemente essere qui anche perché ci siete voi ragazzi, per cercare di trasmettere questa memoria, volendo riflettere su quanto accaduto, con la speranza che sia possibile concretizzare uno sport differente”. Il commosso e puntuale racconto di Andrea Lorentini, che all’epoca dei fatti aveva tre anni e che perse il padre in quell’occasione, quarantuno anni fa, tratteggia quella serata, da come si arrivò alla compravendita dei biglietti di quella finale a cosa successe drammaticamente nel settore Z dell’Heysel.

Presente all’incontro anche il giornalista Roberto Beccantini, che in occasione di quella finale era inviato della Gazzetta dello Sport: “Successe l’inferno sugli spalti e in campo” ha evidenziato mentre ricordava cosa fu costretto a descrivere per lavoro, in uno “spaesamento totale dove alcuni tifosi italiani presenti cercavano di arrivare fino alla tribuna stampa per provare a chiamare casa e avvertire che erano ancora vivi”.