Lo sguardo fisso, ipnotico. Gli occhi che guardano al cielo, la lingua che accarezza le labbra. Come ad assaporare quel che sarà. Sul cerchio di centrocampo Cannavaro, De Rossi e Pirlo fermano il tempo in un abbraccio. Fabio Grosso è a undici metri dalla gloria eterna. E in quell’istantanea è racchiuso l’attimo che precede la felicità: “Abbiamo raggiunto il picco massimo di emozioni che si possono toccare nello sport - dichiara Grosso nell’intervista pubblicata su Vivo Azzurro TV a pochi giorni dal ventesimo anniversario del quarto titolo mondiale vinto dalla Nazionale il 9 luglio 2006 - da ragazzo era difficile anche solamente sognare quello che abbiamo fatto. Gli anni passano, ma quelle sensazioni sono rimaste”.

 

Il rigore decisivo: Fabio Grosso spiazza Fabien Barthez e regala all'Italia il suo quarto titolo mondiale

FABIO COME TOTÒ. Sedici anni dopo Totò Schillaci a Italia ’90, a regalare delle nuove ‘Notti Magiche’ ai tifosi azzurri è un altro eroe inatteso. In mezzo a un cast stellare con i vari Buffon, Cannavaro, Pirlo, Totti e Del Piero, la statuetta per il miglior attore non protagonista va a Fabio Grosso. Prezioso agli ottavi, quando con l’Italia in inferiorità numerica per l’espulsione di Materazzi si procura nel finale il rigore che manda al tappeto l’Australia, determinante nella semifinale con la Germania, autore del gol che ai supplementari apre una breccia nel muro tedesco. Inevitabile che dovesse toccare proprio a lui calciare il penalty decisivo nella finalissima con la Francia: “Volevo tirarlo il rigore - racconta - Del Piero avrebbe voluto calciare il quinto, ma è stato il mister a stabilire l’ordine dei tiratori”. La rincorsa verso il dischetto dell’Olympiastadion non è durata solo qualche secondo, ma diversi anni: “Per arrivare a tirare quel rigore ho dovuto fare tanta strada, ho affrontato molte avversità”.

 

Gli Azzurri alzano al cielo la Coppa del Mondo dopo il successo nella finale con la Francia

UNA LUNGA GAVETTA. Nato a Roma, ma cresciuto a Pescara, Grosso inizia la sua lunga traversata nel mondo del calcio con la maglia del Renato Curi, nel campionato di Eccellenza abruzzese. Gioca in attacco, segna tanto e si fa notare dagli osservatori del Chieti, dove sale fino alla C1: “Ho avuto una carriera atipica. Ho calcato per tanti anni i campi di categorie inferiori. Sono partito dall’Eccellenza, dove ho giocato per quattro anni, ho fatto un campionato interregionale, poi tre anni di C2. Il sogno era quello di arrivare in Serie A, quando si è avverato ho iniziato a spostare l’asticella sempre più in alto”. A Perugia Serse Cosmi lo arretra prima a centrocampo, esterno nel 3-5-2, poi addirittura in difesa, terzino sinistro a tutta fascia. Sarà il ruolo che gli aprirà le porte della Nazionale, dove debutta nel 2003 con Trapattoni per poi entrare due anni più tardi nel gruppo in pianta stabile: “Non ho fatto la classica trafila nelle giovanili azzurre. Il mio è stato un percorso diverso, ma che mi ha dato tanto”.

DAL CAMPO ALLA PANCHINA. ‘Oltre le gambe c’è di più’ cantavano agli inizi degli anni Novanta Sabrina Salerno e Jo Squillo. Un tormentone che si adatta bene a Fabio Grosso, apprezzato da calciatore non solo per la sua falcata, ma anche per la capacità di leggere in anticipo le situazioni di gioco. Una qualità che lo ha reso oggi uno dei migliori tecnici italiani e che, dopo l’ottima stagione a Sassuolo, lo ha portato qualche settimana fa sulla panchina della Fiorentina: “Sono un allenatore che prova a fare le cose in cui crede nella maniera migliore possibile, cercando di far esprimere al massimo i ragazzi che ho a disposizione. Voglio un calcio fatto di passione, energia, coraggio e qualità”. Tra i modelli c’è ovviamente anche Marcello Lippi: “Per il mister le parole potrebbero non bastare. Ci ha messo tantissimo del suo per ottenere quello che abbiamo ottenuto, gliene saremo per sempre grati”.