Marco ‘Matrix’ Materazzi ha scelto la pillola azzurra. Gli è bastato tenere aperti gli occhi per scoprire che a volte la realtà può superare la fantasia. Provate a immaginare di vincere la Coppa del Mondo. Anzi, immaginate di alzarla al cielo dopo aver segnato in finale e aver trasformato uno dei cinque penalty in una delle serie di rigori più iconiche del nostro calcio. Se la vostra inventiva non arriva a tanto, fermatevi per qualche minuto ad ascoltare chi vent’anni fa è riuscito a realizzare quel sogno: “Arrivati ai rigori c’era qualcuno come Rino (Gattuso, ndr) che si era già tolto le scarpe – racconta Materazzi nell’intervista rilasciata a Donatella Scarnati e da oggi disponibile su Vivo Azzurro TV - Iaquinta girava a largo, Fabio (Cannavaro, ndr) aveva detto che avrebbe battuto il sesto, ma secondo me lo avrebbe tirato prima Buffon di lui. Quindi non eravamo rimasti in tanti. Io li ho sempre tirati i rigori e me la sentivo, pur avendo la fissazione che se fai gol durante la partita poi lo sbagli. Ma quando arrivi lì non puoi tirarti indietro”. Un padre allenatore, la mamma persa all’età di 15 anni, la moglie Daniela, tre figli, un nipotino, il legame con suo fratello Matteo, che nel settembre 2024 ha scoperto di essere malato di SLA (“un fulmine a ciel sereno”). Gli affetti più cari contano più di un Mondiale, di una Champions League e di cinque Scudetti: “Sono una persona che si è fatta dal niente, che ha una famiglia bella. È la cosa più importante, al di là di quello che posso aver vinto o perso”.

Braccia al cielo: l'esultanza di Materazzi dopo il gol realizzato con la Francia nella finale del Mondiale

DIFENSORE GOLEADOR. In un tempo in cui i terzini non erano ancora esterni a tutta fascia e i centrali di difesa stazionavano arroccati nella propria area di rigore, senza alcuna velleità offensiva, Marco Materazzi non si limitava a difendere il fortino. Mancino educato, specialista dal dischetto, per due volte in doppia cifra in Serie A, nella stagione 2000/2001 con la maglia del Perugia realizzò 12 gol per quello che ancora oggi resta il primato di reti per un difensore nel nostro campionato. Ma Materazzi – come i vari Nesta, Cannavaro e Maldini – era prima di tutto un difensore: “Come pulizia e intelligenza tattica Nesta è stato il più forte insieme a Maldini. Giocando accanto a loro mi sentivo un po’ in soggezione, di Cannavaro non dico lo stesso perché lo vedevo più vicino, sembravamo due scugnizzi che giocavano al parco. I difensori di oggi sono cambiati, ma è cambiato il calcio. Ai nostri tempi la prima cosa era marcare e non prendere gol, ognuno faceva il suo mestiere. Oggi il difensore deve quasi prima saper ‘maneggiare’ il pallone con i piedi – e non che io non lo sapessi fare – che stare in marcatura per non perdersi l’uomo. Penso sempre che il difensore debba fare il difensore, il centrocampista il centrocampista e l’attaccante l’attaccante”.

Il gol di Materazzi con la Repubblica Ceca: il difensore azzurro ha segnato al Mondiale le sue uniche due reti in Nazionale

LE MAGLIE DEL CUORE. Da Marsala a Trapani, da Carpi alla parentesi inglese con l’Everton, di maglie in carriera ne ha indossate tante. Ma ne ha baciate solo tre: “Sono quelle a cui sono più legato. La maglia azzurra, quella del Perugia, che è la squadra che mi ha permesso di arrivare in Nazionale, e quella dell’Inter: ho vinto il Triplete con alcuni dei compagni – Toldo, Cordoba e Zanetti – con cui avevo vissuto la disfatta del 5 maggio 2002, è la dimostrazione che se perseveri per ottenere quello che hai lasciato per strada alla fine ce la fai”. Sulle spalle il numero 23, un tributo a Michael Jordan: “Mio padre diceva che avrei dovuto giocare a basket, fortunatamente non gli ho dato retta”.

Sotto gli occhi di Totti: Gattuso e Zidane nella finale del Mondiale di Germania 2006

GATTUSO E ZIDANE. L’espulsione di Zidane nella finale di Berlino nasce da un rimprovero…di Gattuso: “Quando Buffon fa quella parata sul colpo di testa di Zidane, Rino mi voleva ammazzare perché non lo avevo marcato. In realtà stavo marcando Trezeguet, ma in certi casi con Rino era meglio non disquisire su quello che era successo. Poco dopo nella stessa situazione l’ho tenuto un po’ per la maglia, volevo far sì che non saltasse. Gli ho chiesto scusa due volte, poi la terza volta in cui mi ha ripetuto ‘se vuoi la mia maglia dopo te la do’ qualcosa gli ho detto…Ma niente di più di quello che ci dicevamo tra ragazzini quando giocavo sul lungomare di Bari”. Il Mondiale di Materazzi è un saliscendi di emozioni. Inizia prendendo il posto dell’infortunato Nesta nella terza partita del girone con la Repubblica Ceca. Calcio d’angolo, incornata perentoria e palla in rete, un gol molto simile a quello che realizzerà con la Francia: “È stato più importante di quello segnato in finale, perché ci permise di non incontrare il Brasile. Abbiamo intrapreso una strada un po’ più leggera, che poi ci ha fortificato nel cammino. Siamo arrivati a giocare con la Germania che eravamo invincibili. Dedicai quel gol a mia madre, la partita dopo con l’Australia fui espulso e qualcuno disse che era già finito l’incantesimo. In finale si è ripresentata l’occasione e, visto lo stacco, c’è stato qualcuno che mi ha spinto in alto: ho pensato a mia madre. Ma c’è da dire anche che l’unico raggio di luce che c’era allo stadio a Berlino illuminava mia moglie e i miei figli. Quindi diciamo che è una cosa da dividere…”.

NELLE MANI DI RINO. È dal Mondiale del 2006 che la Nazionale non riesce a superare il girone. Da allora due eliminazioni nella prima fase in Sudafrica e Brasile e due mancate qualificazioni nel 2018 e nel 2022. A fine mese l’Italia è chiamata a vincere i play-off per poter volare la prossima estate in America e per farlo si affiderà ad un altro campione del mondo: “Quel che so è che Rino venderà cara la pelle per portarci al Mondiale. Ha preso il ruolo più difficile che potesse assumere, la qualificazione diretta era praticamente compromessa. Sta cercando di trasmettere il suo entusiasmo alla squadra. Non incontreremo squadre fantastiche ma toste, deve fare in modo di lasciare i ragazzi tranquilli. Ci sarà da spingere forte, sono convinto che stia lavorando con la massima professionalità. Ed è la cosa più importante per arrivare pronti a questi due appuntamenti così difficili”.