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Duemilanovecentonovantasette giorni dopo la prima conferenza stampa da Ct e 1081 giorni dopo aver lasciato la Nazionale, Roberto Mancini si è presentato per la seconda volta alla stampa nella veste di commissario tecnico. Accanto a lui Giovanni Malagò e Claudio Ranieri, il neo direttore tecnico della FIGC e presidente del Club Italia che, insieme al presidente federale, ha condiviso la sua nomina a Ct. Prima ancora di rispondere alle domande dei cronisti, Mancini ha preso la parola per tornare al 13 agosto 2023, a quelle dimissioni inaspettate, rassegnate in piena estate pochi giorni prima di iniziare una nuova esperienza sulla panchina della Nazionale saudita. Una scelta della quale si è pentito: “Allora ci fu una mancanza di comunicazione tra me e il presidente Gravina - ha esordito nella Sala Conferenze della sede FIGC di via Po – probabilmente se ci fossimo parlati a quattr’occhi sarebbe cambiato tutto. È andata così e sono molto dispiaciuto, per me la maglia della Nazionale è sempre stata molto importante. È un po' come la donna della vita, se la perdi hai sbagliato qualcosa. Adesso, grazie al presidente Malagò, ho la possibilità di rifarmi. Cercherò di riportare la Nazionale dove merita”


Tanti i bei ricordi dei cinque anni trascorsi alla guida degli Azzurri, un’esperienza ricca di soddisfazioni culminata nel trionfo di Wembley, dove l’11 luglio 2021 la sua Italia si laureò campione d’Europa. Terzo per numero di panchine (61) e vittorie (37) in Nazionale alle spalle di due ex Ct campioni del Mondo come Pozzo e Bearzot, tra ottobre 2018 e luglio 2021 Mancini fece registrare una striscia di 37 partite senza sconfitte, un record battuto solo pochi giorni fa dalla Spagna grazie al successo nella finale del Mondiale con l’Argentina. L’auspicio, ovviamente, è di ripetere quell’exploit: “Cercherò di mettere in campo una squadra che sappia fare quello che ha saputo fare la Nazionale di qualche anno fa. L’obiettivo è giocare bene, in modo che i tifosi si innamorino della squadra e mi possano perdonare. Quando sono arrivato sono stato cinque anni, che sono tanti, stavo benissimo. Adesso abbiamo sottoscritto un contratto di quattro anni, spero di poter vincere un trofeo, o anche due, e restare pure dopo”.


FIDUCIA AI GIOVANI. Talento precoce, capace di esordire a solo sedici anni in Serie A, Mancini ha scoperto diversi campioncini in erba. Da Zaniolo a Kean, da Tonali a Pafundi, non ha mai avuto remore a lanciarli: “Penso che in Italia ci siano dei giovani bravi, bisogna dar loro fiducia e farli giocare”. Innegabile che i calciatori convocabili siano sempre meno: “La speranza è che giochino più italiani, se i nostri ragazzi vanno all’estero e giocano in campionati importanti come la Premier League è una cosa buona”. Detto che continuerà a privilegiare i giocatori tecnici e che gli uomini conteranno sempre più dei moduli (“non puoi adottare un sistema di gioco che non rientra nelle caratteristiche dei calciatori”), sarà importante uniformare sempre di più la cantera azzurra: “Credo che l'Under 21, Under 20, Under 19 e Under 18 debbano avere lo stesso sistema di gioco".
DALLA NATIONS AL MONDIALE. Il nuovo battesimo in panchina sarà il 25 settembre allo Stadio Olimpico di Roma per Italia-Belgio, match d’esordio degli Azzurri nella quinta edizione della Nations League: “I gironi della Lega A di Nations League sono tutti formati da grandi nazionali, compreso il nostro. Saranno partite importanti e potremo valutare subito la nostra forza. Sarà un girone difficile per noi, ma anche per le altre squadre”. Gli obiettivi a medio-lungo termine sono la qualificazione al prossimo Campionato Europeo e soprattutto al Mondiale del 2030. Resta infatti per Mancini la ferita aperta della mancata partecipazione a Qatar 2022, la seconda delle ultime tre edizioni della Coppa del Mondo senza gli Azzurri ai blocchi di partenza: “Quando l’Italia riesce ad andare al Mondiale diventa una squadra pericolosa. L’obiettivo è formare una squadra velocemente. Fare bene la Nations League, qualificarci all’Europeo e poi pensare al Mondiale”.


IL PLAUSO DI DONNARUMMA. In conferenza stampa Malagò ha rivelato l’apprezzamento sulla scelta di Mancini e Ranieri da parte dell’ex presidente federale Gravina e di Gianluigi Donnarumma: “Ieri sera mi è arrivato un messaggino da Gigio che diceva ‘scelta perfetta, era esattamente quello che io e la squadra volevamo’”. “Sono felice per Roberto e Claudio – ha poi aggiunto Malagò - credo che sentiamo tutti il peso della responsabilità, dovuto anche alla mancata qualificazione agli ultimi tre Mondiali. Sono vent'anni che non giochiamo una partita a eliminazione diretta al Mondiale: questo fa abbastanza riflettere". Il presidente ha anche rivelato come Ranieri si sia detto subito entusiasta di iniziare questa nuova avventura in azzurro: “Ho pensato a Claudio, l'ho chiamato lunedì sera e la prima domanda che gli ho fatto è stata: come vedi Roberto Mancini allenatore? Benissimo è stata la risposta. Questo è il presupposto di partenza e Claudio ha quelle qualità umane, personali e di stile che sono un'altra componente indispensabile, considerando il contesto vissuto in epoche recenti, a prescindere dalla scelta di Mancini”.



















