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Ventisei gol in ventiquattro partite. Mille seicentocinquantasette minuti che scorrono e lasciano una traccia precisa. Non è solo produzione offensiva: è continuità, è impatto, è presenza costante dentro la partita. Giuseppe Pipitò, classe 2010, è il miglior realizzatore del Campionato Nazionale Under 16 Serie A e B. E già questo basterebbe a orientare il racconto. Ma fermarsi ai numeri, con lui, rischia di essere una semplificazione.
Perché Giuseppe è un attaccante che interpreta il ruolo. Non vive soltanto di area di rigore, anche se lì dentro sa essere chirurgico. È un calciatore che si muove, che legge e anticipa le linee difensive. Ha senso del tempo, che è una qualità rara, soprattutto a questa età. Sa quando attaccare la profondità e quando invece venire incontro, legare il gioco, diventare riferimento.
La Juventus Under 16 di Alessandro Gridel – campione d’Italia in carica – ha chiuso il Girone A con 72 punti. Un percorso dominante, costruito su identità, qualità e organizzazione. E Giuseppe è stato uno degli snodi principali di questo sistema: terminale offensivo, certo, ma anche primo difensore, primo riferimento e primo pensiero.


La sua storia parte da lontano, ma segue una linea chiara. “Ho iniziato a giocare a calcio all’età di quattro anni presso la Scuola Calcio Giant’s Club vicino casa mia”. L’origine è quella di tanti, ma il percorso si distingue presto. A sette anni entra nell’Accademia Pamela Conti e comincia a confrontarsi con ragazzi più grandi. È un passaggio fondamentale: perché il talento, quando viene spinto fuori dalla comfort zone, o si smarrisce o si definisce.
Giuseppe sceglie la seconda strada. A dieci anni arriva il Palermo. Quattro anni da sotto leva, con la categoria 2009 e anche presenze con i 2008. Significa adattamento continuo, significa alzare il livello ogni giorno. Significa costruire una mentalità.
Poi, a quattordici anni, la Juventus. E qui cambia il contesto, ma non cambia l’approccio. “La mia squadra del cuore”, confessa. E si percepisce che non è una frase fatta: è un punto d’arrivo che diventa immediatamente un nuovo punto di partenza.
Gli obiettivi sono dichiarati, ma senza enfasi: “Raggiungere il massimo livello calcistico, lavorando quotidianamente per migliorarmi ed arrivare così un giorno pronto per la Prima Squadra della Juventus”. È una visione lineare, quasi metodica. Non c’è ossessione, c’è costruzione.
E poi la dimensione collettiva. “Dare sempre il massimo e vincere lo Scudetto”. Perché dentro una squadra come la Juventus, anche a livello giovanile, la competizione non è un dettaglio: è un contesto.
I suoi riferimenti raccontano molto del suo immaginario calcistico: Messi “come modello assoluto”, Yıldız “come esempio in Prima Squadra”. Due calciatori diversi, ma uniti da un tratto comune: la capacità di incidere, di essere decisivi e di lasciare un segno.
La passione nasce davanti alla televisione: “Non mi stancavo mai di guardare le partite”. Ed è lì che si forma l’occhio del calciatore, prima ancora del piede.
Quando si parla della classifica marcatori e della vetta raggiunta, la risposta è coerente con tutto il resto: “Sì, perché a inizio stagione mi ero posto questo obiettivo”. Non c’è sorpresa, ma pianificazione. Non c’è casualità, ma intenzione.
E poi c’è la famiglia, che è sempre la struttura invisibile di ogni percorso. I genitori, Ludovico e Monia. Il fratello Claudio, più piccolo, anche lui calciatore. E il padre, con un passato tra rappresentativa siciliana, Serie D ed Eccellenza. Un’eredità calcistica che non pesa, ma accompagna.
Giuseppe Pipitò oggi è un profilo che emerge con forza in un contesto competitivo. Un attaccante moderno, per caratteristiche e per interpretazione. Un calciatore che ha già numeri importanti, ma soprattutto ha una direzione.
E nel calcio, la direzione – prima ancora del talento – è ciò che fa la differenza.
STORIA. Giuseppe Pipitò è nato il 4 marzo 2010 a Palermo da papà Ludovico e mamma Monia. Comincia a giocare a calcio all’età di 4 anni nella Scuola Calcio Giants Club, società dilettantistica siciliana, per poi trasferirsi, tre stagioni più tardi, nell’Accademia Pamela Conti.
La chiamata nei professionisti arriva nell’estate 2020, quando entra a far parte del vivaio del Palermo, prima di passare alla Juventus due anni fa. In bianconero, in questa stagione, ha realizzato 26 reti in 24 presenze (1.657 minuti giocati) con l’Under 16 di Alessandro Gridel, campione d’Italia in carica, conquistando il titolo di capocannoniere della fase a gironi del Campionato Nazionale Under 16 Serie A e B. A queste si aggiungono 2 gol in 4 partite (80 minuti giocati) con l’Under 17 di Claudio Grauso.


