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Due giornate bellissime e ricche di avvenimenti, quelle vissute a Macomer, nel cuore della Sardegna, dalla Divisione Calcio Paralimpico della FIGC. Venerdì 6 marzo il 'talk' organizzato nell’auditorium del liceo scientifico cittadino, il Galileo Galilei, e sabato 7 le partite della competizione Il Calcio è di Tutti, disputate sempre a Macomer, allo stadio Scalarba. Il tutto impreziosito dalla presenza di oltre 300 studenti, anche di altri istituti della zona, che hanno partecipato a entrambi gli eventi.
Nel corso dell'incontro del venerdì mattina, moderato dalla giornalista di Sky Sport Valentina Caruso, si è parlato di calcio paralimpico, di bullismo e cyberbullismo, e di altri temi di valenza sociale. L’iniziativa è stata organizzata dall’area sociale del Comitato Regionale Sardegna FIGC-LND insieme alla Divisione Calcio Paralimpico della FIGC (grazie al fondamentale contributo del referente regionale, Gian Piero Pinna), all’amministrazione comunale di Macomer e al liceo 'Galileo Galilei' e all'ASD Macomerese, che partecipa da anni ai tornei della DCP.


Dopo i saluti della Dirigente Scolastica Gavina Cappai, sono intervenuti il sindaco di Macomer, Riccardo Uda, e il presidente del Comitato Regionale Sardegna FIGC-LND (e vicepresidente della LND), Gianni Cadoni, che è cresciuto sportivamente proprio a Macomer: "Insistiamo sulla strada del confronto - ha detto - e dell’incontro con i giovani. Attraverso loro riusciamo a ricevere quelle informazioni necessarie che ci rendono non soltanto una componente sportiva, ma anche sociale". Durante l’incontro non sono mancate le domande degli studenti, che hanno contribuito ad animare un dibattito partecipato sui temi dell’inclusione e del rispetto.
Tra i relatori, Elisabetta Scorcu, vicepresidente della Divisione Calcio Paralimpico e corporate social responsibility manager del Cagliari Calcio: "Sappiamo il contesto in cui operiamo: il nostro slogan 'Una terra, un popolo, una squadra' rappresenta tutto ciò che facciamo, comprese le attività sociali. Da quando è arrivato il presidente Giulini abbiamo costruito un percorso che oggi è ben strutturato. Abbiamo pensato che il calcio dovesse essere di tutti e abbiamo sostenuto fin dall’inizio un progetto che oggi è una realtà consolidata come 'Casteddu4Special'. Il nostro obiettivo è dare gli strumenti affinché tutti possano giocare a calcio".
Poi è intervenuto Giovanni Sacripante, responsabile nazionale della DCP: Quando si parla di inclusione - ha esordito Sacripante -si usano spesso parole molto grandi: diritti, solidarietà, integrazione. Io vorrei partire invece da un’idea più semplice. Una società intelligente è una società che non spreca talenti. Ogni volta che una persona viene esclusa — per una disabilità, per una fragilità, per una differenza — quella società non sta soltanto compiendo un’ingiustizia. Sta anche perdendo una parte della propria intelligenza collettiva. Per questo l’inclusione non è soltanto un valore morale. È anche una scelta di intelligenza sociale. L’inclusione non è un gesto di gentilezza.
È una scelta di civiltà. La diversità non è un problema da gestire, ma è spesso una risorsa da riconoscere.


"Lo sport - ha proseguito Sacripante - ha una forza particolare proprio per questo motivo. Perché nello sport succede una cosa molto concreta: le persone si incontrano sul campo. Nel calcio, nella corsa, in qualunque disciplina, la domanda è: 'Cosa possiamo fare insieme?' E questo cambia completamente la prospettiva. Perché nello sport le persone non vengono definite soltanto dai loro limiti, vengono riconosciute per quello che sanno fare. In Italia la Federazione Italiana Giuoco Calcio ha deciso alcuni anni fa di fare una scelta molto concreta: creare una struttura federale dedicata al calcio paralimpico e sperimentale. L’idea era semplice ma ambiziosa: non creare uno spazio separato o simbolico, ma portare il calcio delle persone con disabilità dentro le società sportive, dentro i campi dove si gioca ogni settimana. Oggi questo progetto coinvolge centinaia di squadre e migliaia di atleti in tutta Italia".
"E quello che si vede sui campi - ha concluso Sacripante - è molto interessante. Persone che spesso nella vita sono state definite per i loro limiti iniziano a essere riconosciute per le loro capacità. Non sono più 'persona con disabilità', sono calciatori. E questo cambia molto: soprattutto cambia lo sguardo che una persona ha su se stessa. Il problema spesso non sono i limiti delle persone. Il problema sono le barriere che la società costruisce intorno a loro. Le società non si definiscono soltanto da quanto sono ricche o da quanto sono tecnologicamente avanzate: si definiscono soprattutto da chi decidono di lasciare fuori. L’inclusione, in fondo, è una scelta molto concreta. Significa decidere che il talento delle persone conta più delle loro fragilità. Perché ogni volta che qualcuno resta fuori dal gioco, non stiamo perdendo solo una persona. Stiamo perdendo una parte di quello che potremmo diventare".
Sabato mattina, infine, altra grande festa allo stadio Scalarba, con le partite dell'ultima giornata della 'fase regolare' del Terzo Livello della Sardegna, che si appresta a disputare i playoff regionali, che qualificheranno all'evento conclusivo della stagione, in programma in maggio a Coverciano.



