La Divisione Calcio Paralimpico della FIGC, nata nell’ottobre del 2019, si è presto affermata come un’eccellenza riconosciuta a livello nazionale e internazionale: lo testimoniano, per esempio, i ripetuti attestati positivi da parte della UEFA, che l’ha definita un “caso di studio” italiano, e il premio ricevuto al World Football Summit nel 2025.

300 squadre, 3400 calciatrici e calciatori, 1400 partite giocate nell’arco di una stagione: i numeri sono importanti, ma non spiegano tutto. Il mondo della DCP abbraccia i valori più puri dello sport, smuove sentimenti genuini, si basa sulla passione e l’impegno quotidiani. Un mondo in cui ‘inclusione’ non è solo una bella parola: è una realtà che viene vissuta concretamente, giorno per giorno, al di là di ogni barriera materiale e culturale.

E il mondo della DCP è in continua evoluzione: dal 1° gennaio di quest’anno l’attività della Divisione abbraccia anche il calcio Amputati e CP (Cerebrolesi), con le rispettive Nazionali che stanno cominciando a prepararsi per due eventi importanti come il Mondiale e il World Championship, entrambi previsti nel 2026.

 

Gabriele Gravina è il presidente FIGC che nel 2019 ha istituito l’allora Divisione Calcio Paralimpico e Sperimentale: “Aver creato la divisione paralimpica - ha dichiarato Gravina in un’intervista uscita ieri sul Corriere della Sera - è una delle soddisfazioni più grandi della mia presidenza (Gravina ha rassegnato le dimissioni lo scorso 2 aprile, ndr). Il momento più bello degli ultimi giorni sono state le mail e le testimonianze di tanti genitori che mi hanno offerto stima e supporto”.