Ha avuto luogo ieri sera, con una partecipazione numerosa come al solito, il terzo e ultimo webinar previsto in questo ciclo di appuntamenti organizzati dall'Area Psicologica della Divisione Calcio Paralimpico. Un ciclo iniziato il 28 gennaio con il webinar su 'Take Care' (a cura di Daniela Sepio), il progetto, lanciato nel 2025 dalla UEFA, che mette in primo piano salute e benessere. Poi è stata la volta di 'Conoscere la disabilità. Uno sguardo d’insieme' (17 marzo), curato da Sara Oliva.

Mercoledì 29 aprile l'evento conclusivo, di cui si è occupata, un'altra psicologa e psicoterapeuta che fa parte dell'apposito team costituito dalla DCP: Sara Capriotti. Il titolo del webinar era 'La soggettività oltre la disabilità: la dignità della persona nel e attraverso il calcio'.

L'incontro di ieri sera si è aperto partendo da questo presupposto: 'la persona non è la sua disabilità' e ognuno di noi diventa un 'soggetto' attraverso le esperienze vissute, le relazioni con gli altri, ma soprattutto attraverso il proprio desiderio. 'Soggettivarsi' vuol dire sentirsi artefici della propria vita, diventare qualcuno nel legame con gli altri, entrare in un ruolo e sentirlo proprio, passare dall’essere oggetto di cura a Soggetto di desiderio.

Anche il calcio può essere un dispositivo di 'soggettivazione', perché si ricopre un ruolo, si fa parte di una squadra, si ascolta la voce dell’allenatore e si può essere protagonisti in campo di bei gesti, atletici o tecnici. In particolare, gli allenatori possono diventare facilitatori di 'soggettivazione', assegnando ruoli chiari e stabili, pronunciando parole che sostengono e non invadono, valorizzando differenze e modalità diverse. D'altra parte, la squadra è una piccola comunità che fa emergere il soggetto e basta una micro-vittoria per cambiare la vita sportiva di un atleta.

Il lavoro compiuto dall'Area Psicologica della Divisione Calcio Paralimpico si è proposto dunque di arricchire il lavoro quotidiano di società, tecnici e staff, mettendo al centro il benessere della persona e degli atleti in particolare. Un ulteriore passo verso un calcio sempre più inclusivo, consapevole e attento non solo alla prestazione, ma anche alle dimensioni emotive, relazionali e sociali collegate all’esperienza sportiva.